È sempre consigliabile rimuovere i materiali pericolosi, anche se compatti e in buono stato, poiché possono rappresentare un rischio potenziale. Tuttavia, se la valutazione del rischio stabilisce che i materiali sono integri o, nel caso in cui non sia possibile rimuoverli, la legge consente di lasciarli in loco e di metterli in sicurezza attraverso un processo noto come incapsulamento, che può essere eventualmente seguito dal confinamento. In questo caso, è obbligatorio nominare specifici soggetti responsabili della redazione di un piano di manutenzione e controllo periodico per monitorare lo stato del materiale e garantire la sicurezza nel tempo.
Il materiale pericoloso viene incapsulato tramite l'applicazione di un prodotto sigillante sulla superficie per evitare che le fibre pericolose si disperdano nell’aria.
Si tratta di una tecnica sicura ed efficace. Lo strato protettivo sigilla le fibre all'interno del materiale, evitando che si disperdano nell'aria. Questa tecnica viene utilizzata quando il materiale è in buono stato, ma non può essere rimosso immediatamente.
Consiste nell’isolare fisicamente il materiale pericoloso con una barriera protettiva per evitare che le fibre si diffondano nell'aria o che i materiali si deteriorino a causa di urti, sfregamenti o altre azioni meccaniche.
Il confinamento può avvenire in due modi:
- Attraverso l'isolamento fisico dei materiali contenenti amianto, creando barriere ermetiche per impedire la dispersione delle fibre.
- Impedendo l'accesso alle aree interessate mediante recinzioni e segnaletica appropriata per evitare incidenti che deteriorino i materiali.
Visto che l'amianto e le FAV potrebbero deteriorarsi nel tempo, non è sufficiente mettere in sicurezza gli ambienti. Nel caso di aziende e condomini, è obbligatorio per legge monitorare lo stato degli interventi attraverso un piano di manutenzione e controllo gestito da un responsabile nominato specificamente.
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